Il logo dei God of the Basement

I cinghiali fanno groove: intervista ai God Of The Basement

Chitarroni stoner, campionamenti etnici, blues rovente e tanto, tanto groove: i God Of The Basement, band emergente fiorentina, si sono subito distinti per un sound tanto potente quanto inusuale. Con un nome e un logo che sono tutto un programma, God Of The Basement è un progetto che, possiamo dirlo, è nato e cresciuto tra le mura di Relaxo Studio. Ecco qui un’intervista con Enrico, uno dei fondatori del gruppo.

Partiamo dalla questione più importante: il cinghiale. Perché il vostro progetto si identifica con un suino irsuto?

È una questione un po’ difficile da spiegare, forse perché non ha nessun significato particolarmente poetico. È come un animale guida, non siamo stati noi a cercare lui ma lui a trovare noi: alla nostra prima prova ufficiale ce ne siamo trovati uno davanti durante la pausa sigaretta, in pieno giorno. Da noi è stato interpretato un po’ come un segno. L’immagine del cinghiale l’abbiamo trovata subito interessante da utilizzare, sia per la nostra “toscanità” sia per vari collegamenti iconografici con il Centro America.
Ne approfitto per ringraziare l’artista fiorentino Coito Negato per la realizzazione del disegno che utilizziamo.

Il logo dei God of the Basement

Anche il vostro nome è davvero singolare e lascia ampio margine di interpretazione. Un Satana domestico? Un Bacco urbano? Chi è davvero il dio dello scantinato?

Tutto è nato come un gioco di parole, il “dio dello scantinato” sarebbe il Diavolo, Lucifero, il Demonio e chi più ne ha più ne metta. Il significato demoniaco del nome comunque per noi è piuttosto relativo, diciamo che più che altro God of the Basement rappresenta quello che è la natura e l’animo più animalesco dell’essere umano, la musica, il rock’n’roll, il sentimento e il lasciarsi andare ai propri istinti. E soprattutto il nome suona dannatamente bene!

Domanda banale ma necessaria: come nasce il vostro progetto e con quali propositi?

Il progetto nasce idealmente qualche anno fa da me, Enrico, e Tommaso, che in un periodo di convivenza londinese abbiamo deciso che se fossimo tornati entrambi in Italia avremmo fondato una band col nome God of the Basement. Ci è voluto un po’ di tempo per tirare effettivamente su la band e capire la giusta direzione da prendere ma a un certo punto tutti i pezzi del puzzle hanno iniziato ad incastrarsi perfettamente. Il proposito del nostro progetto? Fare musica che ci piace, divertirci e far divertire. Vorremmo che i nostri concerti si trasformassero in una grande festa, l’ironia e il non prendersi troppo sul serio è fondamentale nel nostro progetto (vedi il cinghiale), anche se magari alla prima impressione non sembra così.

God of the Basement in live

God of the Basement in concerto

Nella descrizione sui vostri canali social si legge Louisiana, California, Sud America. Perché questa voglia di oltreoceano? Mi incuriosisce soprattutto la Louisiana come fonte ispiratrice.

La maggior parte delle nostre ispirazioni musicali provengono dalle Americhe. Si va dal blues del Delta, r’n’b, soul e tutto quello che ha dato le basi alla musica pop moderna, fino alle contaminazioni più rock’n’roll come lo stoner e alla meravigliosa varietà di ritmiche sudamericane. Tutti generi che sono nati in America e non poteva essere altrimenti, sia per la situazione sociale che per l’ambiente ed è quest’ultimo quello che ci attira di più. La california, il sudamerica sono sicuramente a livello di immaginario una grande fonte di ispirazione mentre gli ambienti della Lousiana rappresentano un’ispirazione anche a livello di contenuti; oltre alla grande cultura musicale sviluppatasi a New Orleans, qui si parla anche di esoterismo, riti voodoo e antiche credenze pagane (dobbiamo ammettere che qua ha giocato un ruolo fondamentale per noi anche il piccolo capolavoro televisivo “True Detective”).

Passiamo alle cose serie: parlami un po’ del vostro metodo creativo. Improvvisate o preparate i compiti a casa? Come nasce un vostro pezzo?

Onestamente non siamo dei grandi improvvisatori da sala prove, l’uso di campionatori e backing tracks ci rende questa cosa un po’ macchinosa. Quinidi di solito succede che il pezzo viene composto da uno massimo due membri della band, viene “arrangiato” e ne viene discusso il senso e l’emozione che deve trasmettere. A quel punto viene portato in sala prove e insieme lavoriamo su eventuali cambiamenti, suoni e atmosfere generali. Un po’ analitico come metodo ma per noi funziona benissimo al momento.

 La vostra musica si distingue per le sonorità grosse e decise. Come nasce il vostro suono? Da quale strumentazione viene fuori?

Bass music, man! Le pulsazioni delle frequenze basse ti fanno vibrare l’anima. Già il fatto di unire campioni di drum breaks e percussioni insieme a una batteria suonata rende la ritmica piuttosto compatta e “grossa”, in più siamo fan (e qua parlo soprattutto per me) delle accordature basse, chitarre baritone e detuning come se piovessero.

Siamo giunti alla conclusione di questa intervista. Di solito è il momento di fare un po’ di pubblicità, tipo prossime uscite, concerti in programma. Quindi parla, dimmi tutto sul prossimo futuro dei God Of The Basement.

Stiamo lavorando tanto in questo periodo sul fare la maggior parte di concerti possibile e ce ne saranno tanti, a breve comunicheremo tutto. Usciranno nuovi pezzi e siamo lieti di annunciare l’inizio di una grande collaborazione con l’etichetta discografica STOCKA Arts & Records.
Per il momento vi aspettiamo tutti sabato 19 novembre in occasione della Florence Tattoo Covention.

 

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